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Don Bosco a Genova da 135 anni

135 anni fa San Giovanni Bosco dava il via all'opera che oggi è il "Don Bosco" di Sampierdarena. Il suo sviluppo, nel tempo, è stato continuo fino all'attuale  complesso.

Con l'aiuto della San Vincenzo don Bosco, nel 1871, aprì una casa a Marassi, sul declivio orientale del Bisagno. Ben presto però si rese conto che il posto non era adatto: troppo fuori centro  e perciò inadeguato per crearvi un ospizio per artigiani e pensò alla zona di Sampierdarena in cui stava esplodendo l'industrializzazione.

Le difficoltà nella nuova casa furono tante... Col tempo però tutto si sistemò. Fu reso agibile l'antico convento. Fu ampliata e risistemata la chiesa. A fianco della Chiesa fu innalzata la prima costruzione. Intanto anche il numero dei ragazzi aumentava: oltre all'ospizio destinato ai giovani orfani, si aprì subito anche l'oratorio festivo, dove accorse  numerosa la gioventù della città.

La generosità dei genovesi aiutò a superare la povertà dei mezzi e permise il lento, ma incessante adattamento dell'Opera,  sensibile alle nuove emergenze.

La seconda metà dell'800 segna il passaggio dall'artigianato all'industria. Impellente era la richiesta di operai qualificati e tecnici. Per questo Don Bosco nel '74 allarga l'Ospizio aumentando la capienza delle scuole professionali. C'erano falegnami, sarti, calzolai. Aggiungerà con ritmo veloce meccanici, tipografi, stampatori e legatori.

La questione sociale ed in particolare la questione operaia, nella se­conda metà dell'800, si fa scottante anche in Italia. Per Don Bosco la soluzione consiste nella educazione professionale come strumento di elevazione della dignità e della condizione del giovane operaio. E la storia gli ha dato ragione. A Genova, città essenzialmente industriale, esso cura in particolare l'istruzione professionale. La sua opera è la prima in ordine di tempo e d'importanza in Li­guria. E' l'opera di un uomo che ha colto i problemi del suo tempo e ne tenta una originale risposta.

L'Ospizio di S. Vincenzo de' Paoli, oggi Istituto "Don Bosco", è rimasto fedele a questa consegna: attenzione all'emergenza e risposte flessibili.

I giovani erano 42 nel 1871, 500 nel 1935, più di 700 attualmente nella scuola, migliaia nell'Oratorio e nelle varie attività sportive del Centro Sportivo Paladonbosco.

II « Don Bosco »,  su richiesta della popolazione, si occupò anche delle scuole elementari: il leggere, lo scrivere e far di conto era allora un dogma sociale. L'apertura del Ginnasio poi formò in tanti anni una schiera di exallievi che portano ancora nella vita indelebile il ricordo dello spirito di Don Bosco.

Parlare del Don Bosco di Sampierdarena è parlare della vita e della storia di un quartiere.

Infatti da più di cento anni il Don Bosco ha vissuto in simbiosi con il quartiere, gioie e dolori, comprese le due guerre e la fatica della ricostruzione,  la migrazione interna dal Meridione d'Italia, poi l'inizio della migrazione dall'Africa, dall'Asia e dall'Est Europa, e, dal 1996  lo  stanziamento  massiccio dei latino americani in particolare degli ecuadoriani.

Sono passati oggi 135 anni. Sampierdarena si è dimostrata una scelta giusta, per la sua vocazione operaia e industriale. Un terreno ricco di futuro per i ragazzi di Don Bosco, che - sempre più numerosi - hanno costretto a pensare e ripensare le strutture, in funzione dei sempre nuovi sbocchi di lavoro.

A Sampierdarena la caratteristica prevalente fu la Scuola di Arti e Mestieri. Seguendo poi l'evoluzione della scuola in Italia si succedettero il ginnasio, l'avviamento, la scuola media e le classi  della qualifica professionale che preparava operai  richiesti dal mondo del lavoro. Nel 1963  nacque l'Istituto Tecnico Industriale, per meccanici, per elettrotecnici, per elettronici, per informatici.  Fino  a non molti anni fa - attestano i Salesiani che da tempo sono presenti nell'Opera - le grandi industrie genovesi si premuravano di chiedere al Don Bosco gli elenchi dei ragazzi ancor prima che finissero i loro studi, per assumerli subito nel mondo del lavoro.

Oggi - in un momento di calo demografico e insufficiente attenzione al diritto alle scelte educative da parte dei genitori - sono diminuite le iscrizioni scolastiche. La scuola tuttavia resta un punto educativo tipicamente salesiano. Per questo al Don Bosco, accanto all'Istituto Tecnico, nel 1991, nacque anche un Liceo Scientifico. Nel 2000 sorse il Liceo, Scientifico Sportivo.  Infine  sono sorte altre attività educative:  il "nido",  una scuola materna e una scuola elementare, l'"ALBERO GENEROSO";.

Sempre nell'alveo della Scuola non possiamo tacere il Centro Linguistico, il Centro di Orientamento psico-diagnostico, il Centro di Formazione Professionale.

Ma il Don Bosco è stato da sempre una "casa". Un solo dato: nell'immediato dopo guerra, al Don Bosco sono stato ospitati - anche a mangiare e dormire - fino a 500 ragazzi! Dove trovavano i salesiani le risorse immense per questi servizi? Noi diciamo: la Provvidenza. Tutta Genova ha sempre visto con grande interesse e amore lo sforzo di quest'opera. E - possiamo ancora oggi darne testimonianza - questa Provvidenza continua.

Quanta storia nei cortili, fino a ieri polverosi, del Don Bosco. Si può dire che tutti i Sampierdarenesi sono passati e cresciuti nei cortili dell'Oratorio. 

Oratorio non è sinonimo di cortile: dal cortile prendono storia e vigore le tante iniziative culturali, sociali, ricreative, che poi rendono adulti i giovani.

Di qui sono nate attività come il Club Amici del Cinema, il Centro Cultura il Tempietto, con le sue attività teatrali, dibattiti filosofici, letterari, politici, incontri musicali, mostre d'arte,... di qui è nata l'UNITRE, l'Università della Terza Età, che oggi conta 2.400 iscritti e più di cento corsi.

Di qui nasce la Compagnia Teatrale il Sogno, il Coro, il Centro Sportivo Paladonbosco e tante altre iniziative, sportive, ricreative e associative a favore dei ragazzi della zona e della città.

Terzo pilastro della presenza del Don Bosco di Sampierdarena: Parrocchia la prima parrocchia salesiana.

Punto di riferimento per un progetto che supera il tempo; ma è anche un luogo dove s'intrecciano il dialogo con tutti quelli che sono in ricerca, la solidarietà verso i più poveri, le proposte per una migliore qualità di vita, l'attenzione ai malati, ai soli, agli emigrati. E' visibile e insostituibile la dimensione del Volontariato.

Dal 2005 il don Bosco di Sampierdarena veste i colori del mondo:  ha aperto il cuore e le porte ai numerosi emigrati  in cerca di  spazi per giocare, di  una chiesa per pregare e di aule per studiare. Attualmente ospitiamo L'Università della Loja Istruzione a distanza e la  Scuola Superiore Josè Maria Velaz per periti informatici. Gli studenti - giovani emigrati lavoratori -   vengono a studiare il sabato pomeriggio e la domenica mattina.

I nuovi arrivati, in gran parte  latino - americani sono l'ultimo tocco di novità che corre col tempo: il piccolo Oratorio di 135 anni è ora Oratorio del mondo.

Sono tuttavia sorti anche gravi problemi di convivenza tra residenti ed emigrati nella nuova Comunità: problemi di sicurezza e di legalità, fasce di povertà,  sfruttamento e mancanza di sicurezza.

E' l'emergenza dei nostri giorni.